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Il vescovo Mons. Nazzareno Marconi, il giorno 28 gennaio, incontra le classi quarte dell’ I.I.S. Mat

In questo incontro si è dato spazio prevalentemente alle domande di alcuni ragazzi a cui il Vescovo con pazienza e competenza ha risposto.

Egli ha dato valore e significato al credere, non come necessità ma come risposta ad un desiderio profondo di pienezza a cui l'uomo, in certi momenti della sua vita, si apre.

Riguardo alla conoscenza della realtà di Dio, poi, ha indicato come la presenza storica di Gesù ha rivelato ciò che era nascosto e testimoniato la verità di Dio; inoltre, ha continuato affermando che Dio si può conoscere e sperimentare nel servizio gratuito a chi ha bisogno.

L' esperienza del servizio agli ultimi e del donarsi all'altro è anche l'occasione per vivere la fede in modo più autentico e per scoprire meglio se stessi, mettendo a verifica le proprie certezze e il proprio modo di concepire l'esistenza.

Pertanto, la sola ragione non sempre può essere capace di spiegare la realtà che ci circonda.

L'illuminismo ha esaltato la ragione, ma storicamente abbiamo la prova che la ragione senza l'amore può portare a giustificare scelte e azioni tremende che la storia di ieri e di oggi ci racconta; le dittature di destra e di sinistra ne sono il triste esempio.

Ha esortato ancora gli studenti a non limitarsi ad un apprendimento passivo e a verificare sempre qualsiasi informazione attraverso la ricerca diretta delle fonti.

Riguardo all'ateismo ha citato il Cardinale Carlo Maria Martini, che è stato un suo insegnante e che nel 1987 ha fondato, a Milano, la Cattedra dei non credenti.

Per diversi anni furono promossi, grazie a questa iniziativa, numerosi incontri al fine di superare, attraverso il dialogo, i limiti dell'ateismo e del fideismo.

Nella Chiesa vede di positivo il fatto che si è sempre più liberata da un potere economico e politico che nel passato l'ha, in certi momenti e in certi contesti, snaturata dal compito per cui è nata: essere “testimone di Cristo”.

Grazie a scienze come l'astronomia, si è distaccata da credenze magico-astrologiche e si è aperta di più alla scoperta di un “infinito” di cui l'animo umano è continuamente alla ricerca.

Inoltre, ha auspicato la necessità, da parte della realtà ecclesiale, di superare un certo formalismo clericale che rischia di essere ostacolo alla verità del Vangelo e al dialogo costruttivo.

Ha ribadito poi che, per la fede cristiana, le persone tutte vanno rispettate, qualsiasi siano le loro scelte e il loro vissuto.

Nella società attuale, dominata dal consumismo e dall'egoismo, non sempre questo avviene. Ad esempio l’amore è una parola spesso usata in modo non appropriato e confusa con la semplice soddisfazione dei propri istinti. Amare, invece, vuol dire uscire da se stessi per desiderare il bene dell'altro.

Alla domanda perché sono pochi i giovani che frequentano la Chiesa ha risposto che il “mondo” degli adulti credenti ha una grande responsabilità; i cristiani non sempre sono testimoni credibili, capaci di trasmettere il Vangelo. I giovani che partecipano, però, “pochi ma buoni”, sono capaci di dare una vera testimonianza.

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